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La truffa dell’otto per mille

Non sei convinto che l’otto per mille sia una truffa a vantaggio della chiesa cattolica?

Immagina che la tua IRPEF da pagare per l’anno 2002 sia stata di 1.000 euro.

Te giustamente hai pensato “ora decido a chi devolvere 8 di questi 1.000 euro”.

Metti una croce, ad esempio, su “Chiesa evangelica valdese, Unione delle chiese valdesi e metodiste”.

Vuoi sapere che fine hanno fatto quei tuoi 8 euro? Tieniti forte…

Alla “Chiesa evangelica valdese”: 0,044 euro (sì, hai letto bene).

Alla “Chiesa cattolica”: 7,1328 (proprio così!).

Ti sei ripreso? Non è tutto.

Quanti sono stati i contribuenti che hanno espresso la scelta a favore della chiesa cattolica?: il 39,52% dei contribuenti (cioè solo il 35,24% della popolazione italiana).

Del complessivo gettito dell’otto per mille, cioè di circa 1.043 milioni di euro quanto è andato a finire nelle tasche della chiesa cattolica?: circa 930 milioni di euro, cioè l’89,16% dell’intero gettito.

Come è possibile? Semplice: il meccanismo è truffaldino, progettato ad hoc per ingannare gli italiani e favorire gli interessi di una chiesa che fa capo ad uno stato estero, il Vaticano.

Se vuoi saperne di più vai qui.

Danni seri da vaccino, altro argomento tabù di una civiltà che ormai risponde unicamente agli interessi degli imperi finanziari

USA, EPIDEMIA DI AUTISMO TROPPI VACCINI AL MERCURIO?

di MAURIZIO BLONDET

L’autismo dei bambini (grave malattia mentale, ritenuta vicina alla schizofrenia) è in aumento in tutto il mondo, ma in nessun Paese come gli Stati Uniti. Mezzo milione di piccoli americani sono stati diagnosticati di autismo, e il numero cresce di 40mila all’anno. Nel 1995, i casi erano 1 su 2500; oggi, uno su 160.
La causa? Sarebbe un composto chimico a base di mercurio, il Timerosal, usato come conservante nei vaccini: così denuncia un procuratore americano dal nome famoso, Robert Kennedy jr., figlio del senatore, e fratello del presidente Usa, ucciso da un attentatore nel 1968.
«Sono stato a lungo scettico sulle numerose denunce di genitori convinti che il loro piccolo fosse diventato autistico dopo le vaccinazioni obbligatorie – ha scritto Robert Kennedy – Mi ha convinto l’indagine condotta sugli Amish». Gli Amish sono quella comunità religiosa che rifiuta la modernità: non usano auto, vestono come nell’800, e…
…non fanno vaccinare i loro figli. Nel 2005, Dan Olmsted, un giornalista (non un medico) provò a contare quanti bambini, nella comunità Amish di Lancaster County in Pennsylvania, fossero colpiti da autismo. Se avessero avuto una percentuale di casi pari a quella della popolazione americana, gli Amish di Lancaster avrebbero dovuto avere 130 bambini malati; invece Olmsted ne contò solo quattro: tre, per varie ragioni (uno era un orfano adottato) avevano ricevuto le vaccinazioni; il quarto risultò intossicato da scarichi di mercurio di una vicina fabbrica.
Allarmato, il procuratore Kennedy ha cominciato ad esaminare la letteratura scientifica: ed ha scoperto numerosi studi clinici, epidemiologici e sperimentali su animali – nonché rapporti di medici generici – che segnalavano il Timerosal come responsabile della crescita esplosiva dell’autismo infantile; tutti accuratamente seppelliti e segretati.
Ha scoperto anche che il Timerosal al mercurio (prodotto dalla farmaceutica Eli Lily) era stato aggiunto alle dosi di vaccino destinate ai soldati nel 1943, per rendere conservabili i vaccini (che dovrebbero essere tenuti in frigo) nelle difficili condizioni di guerra. Coincidenza non casuale: il primo caso di autismo, malattia praticamente sconosciuta prima, risaliva al ’43.
Ma su soldati adulti, i danni provocati dal conservante (un fungicida) erano limitati. Il guaio è che in America i bambini subiscono pesanti vaccinazioni (antipolio, la trivalente anti-rosolia, la triplice anti-difterica, anti-tetanica, anti-pertosse) nelle prime ore di vita, quando l’organismo non è ancora dotato delle necessarie difese organiche e immunitarie.
«Risultato: una Timerosal generation – dice Kennedy – colpita non solo dalla crescita esponenziale dell’autismo, ma da disordine da deficit d’attenzione, ritardi nella parola e altre affezioni neurologiche».
Il “deficit d’attenzione”, che si accompagna a una irrequietezza psicologica, è una specie di epidemia nelle scuole elementari americane: e viene trattato somministrando antidepressivi tipo Prozac e sedativi.
Nonostante ciò ha testimoniato, nel 1999 davanti alla Commissione per le riforme al Congresso, un’infermiera scolastica di nome Patti White: «Le nostre scuole primarie affondano sotto il peso dei troppi bambini che manifestano danni neurologici o immunitari. Sta accadendo qualcosa di terribile ai nostri piccoli».
L’Unione Sovietica se n’era accorta già nel 1977 quando, in seguito a una ricerca epidemiologica, ha vietato il Timerosal come additivo conservante. L’esempio è stato immediatamente seguito dal Giappone, e via via dall’Austria, dall’Inghilterra e dai Paesi scandinavi. In Europa, da almeno vent’anni la sostanza non si usa più.
Anche negli Stati Uniti le case farmaceutiche hanno cominciato a ridurre l’uso del Timerosal nei vaccini, che tuttavia è ancora largamente presente, ad esempio, nei preparati steroidei usati dai culturisti e persino nel collagene per uso estetico anti-rughe, perché consente di conservare per anni medicinali e sostanze organiche. Ma solo dal 2004, e alla chetichella.
Perché? Come ha scoperto Robert Kennedy jr., nel giugno del 2000 il Center for Disease Control (Cdc), l’autorevole ente di sorveglianza delle epidemie di Atlanta, convocò una riunione di 52 fra medici, scienziati e funzionari di sanità a Simpsonwood: un centro metodista nascosto tra le foreste lungo il fiume Chattahoochee. Lo scopo di una riunione in un luogo così fuori mano: ascoltare la relazione di Tom Verstraeten, l’epidemiologo del Cdc, che sembra comprovasse la relazione tra le vaccinazioni precoci al Timerosal e l’esplosione di autismo infantile. A quanto pare, Verstraeten dimostrò che dal 1943 i casi di autismo erano cresciuti in Usa di 15 volte, e solo in Usa; con l’eccezione della Cina, che avendo cominciato programmi di vaccinazione di massa dal 1999 con vaccini “made in Usa”, ha oggi 1,8 milioni di piccoli autistici.
«Giocate coi numeri finché volete – commentò uno dei presenti, il dottor Bill Weil – ma sono statisticamente significativi». Un altro medico presente, il dottor Richard Jonhston, disse che non avrebbe fatto vaccinare il suo nipotino, che stava per nascere.
La reazione di Roger Bernier, capo del National Immunization Program al Cdc, fu quello di impegnare i presenti al segreto. Vietato perfino fare fotocopie dal rapporto Verstraeten. La motivazione addotta: il pubblico avrebbe rifiutato in massa di far vaccinare i figli, provocando una situazione di grave rischio epidemiologico. Sarebbero tornate malattie ormai scomparse, come la polio.
Ma c’era un’altra ragione, resa evidente dalla presenza, alla riunione riservata, di funzionari della Glaxo, Merck, Wyeth, Avensis: le cause per danni che i genitori coi bambini malati avrebbero intentato alle case farmaceutiche sarebbero stati miliardari.
Infatti il senatore repubblicano Bill Frist, che è il portavoce della lobby dei farmaci (da cui riceve migliaia di dollari in contributi elettorali) ha fatto inserire un codicillo, nella legge anti-terrorismo varata dopo l’11 settembre (Patriot Act) per esentare le ditte farmaceutiche da cause e querele per danni – visto che ne avevano accumulato, per colpa del Timerosal, ben 4200.
Perché questa inserzione in una legge contro il terrorismo? «I processi rischiano di far fallire le ditte produttrici di vaccini – spiegò il senatore – riducendo così la nostra capacità di affrontare un attacco biologico da parte dei terroristi».
Da allora il procuratore Robert Kennedy jr. cerca invano di trascinare in giudizio le ditte responsabili. Accade invece il contrario. Giorni fa è stato incriminato il dottor Andrew Wakefield, un medico che nel 1998 ha condotto una ricerca – pubblicata sull’autorevole rivista medica The Lancet – che dimostrava i danni prodotti dalla vaccinazione contro la rosolia-morbillo-parotite. L’ordine dei medici lo ha accusato di aver pubblicato una ricerca «non adeguatamente fondata» e basata su «indagini invasive e non necessarie» su bambini.
Intanto, l’autismo infantile viene trattato sempre di più, in America, come una intossicazione da mercurio: e con notevoli successi.

[Data pubblicazione: 01/10/2006] (Fonte: La Padania Online)

Ente immorale

ENTI ECCLASIATICI, EVASIONE PER 6 MILIARDI L’ANNO
Il governo Prodi mantiene i privilegi concessi da Berlusconi, basta che le strutture commerciali facciano anche altro
di Stefano Raiola
Sconto del 50% dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche, esenzione dall’Iva, esenzione dall’imposta sui terreni e – nonostante le promesse fatte in campagna elettorale dal premier, Romano Prodi – esenzione dall’imposta comunale sugli immobili (la famigerata Ici). Non si tratta di un anticipo delle promesse della nuova campagna elettorale di Silvio Berlusconi, ma sono solo alcune delle gentili concessioni fiscali che lo stato italiano riconosce agli enti ecclesiastici, i quali otterrebbero grazie a ciò benefici per almeno 6 miliardi di euro annui.
Dallo studio effettuato dall’Ares (agenzia ricerca economica e sociale) intitolato «Enti ecclesiastici: le cifre dell’evasione fiscale» emerge infatti che se le attività commerciali possedute e gestite dalla chiesa fossero sottoposte allo stesso regime di tassazione di quelle gestite dai comuni mortali, il 20% del fabbisogno per la prossima finanziaria sarebbe già nelle casse dell’erario.
La norma che rende possibile questa inspiegabile e intollerabile disparità di trattamento è contenuta nella legge 121/85 che considera «non commerciali» – quindi meritevoli di una tassazione soft – gli enti ecclesiastici con strutture dedicate al culto o ad attività religiose.
In Italia la santa sede e gli enti ecclesiastici possederebbero non meno di 90mila immobili, anche se un censimento preciso non è mai stato fatto e molti di questi non figurano nel catasto. Un patrimonio valutabile nella stratosferica cifra di 30 miliardi di euro, che viene utilizzato per ospitare chiese e parrocchie, ma anche veri e propri esercizi commerciali. Non solo strutture ricettive di ogni genere – da alberghi a case di cura – ma anche negozi, appartamenti e interi stabili «di pregio» destinati all’uso commerciale.
Nella sola Roma, ad esempio, ci sono centinaia di pensionati per studenti gestiti secondo le più ferree logiche di mercato: i costi sono ridotti all’osso – grazie all’utilizzo di personale religioso che non ha molte pretese -, ma sul lato dei prezzi la politica è totalmente diversa. Per un posto letto in una stanza doppia, i caritatevoli ordini cattolici sono pronti a chiedere il pagamento di una retta che supera agevolmente i 500 euro al mese. Facendo due calcoli è lecito ipotizzare che tali strutture siano capaci di accumulare utili abbondanti; che però sfuggono per grandissima parte alle maglie del sistema impositivo. E’ assai difficile, infatti, dimostrare che l’ente, accanto all’attività lucrativa, non eserciti anche attività di culto o religiosa, quella che dà diritto alle esenzioni fiscali. Per di più la classe politica italiana non ha mai esitato a schierarsi dalla parte del Vaticano quando qualcuno ha cercato di limitarne i privilegi: nel 2005 il governo Berlusconi decideva di stanziare 25 milioni di euro nella finanziaria per saldare il debito che la santa sede aveva nei confronti dell’Acea (società che fornisce acqua potabile e gestione delle acque reflue). Ma l’ultimo intervento «provvidenziale» in favore del Vaticano è arrivato da parte del governo di centrosinistra di Romano Prodi. Dopo aver dichiarato guerra al regime di esenzione totale dall’Ici – favorito dal governo precedente – per i beni immobili della chiesa, l’esecutivo di centrosinistra è riuscito ad approvare un inutile decreto legge che non ha cambiato di una virgola la situazione precedente. Nel decreto si legge infatti che «l’esenzione si applica solo nel caso in cui nei locali degli enti le attività svolte non abbiano natura esclusivamente commerciale». Grazie a quella parolina «esclusivamente» l’esenzione viene mantenuta per quasi tutti gli enti, e le casse dei comuni continuano a restare vuote.
Basta infatti che una clinica privata (o un albergo) di proprietà ecclesiastica riservi una struttura alle funzioni religiose per neutralizzare l’«esclusività commerciale» ed evitare il pagamento dell’Ici.

(Fonte: Il Manifesto)

Chiesa simoniaca

La notizia non ha avuto il rilievo (e la discussione) che merita. Il Vaticano ha deciso che d’ora in poi tutti i testi di Benedetto XVI dovranno sottostare alle regole del “diritto d’autore”, cioè del copyright. A gestire questa delicata materia sarà la Libreria editrice vaticana, che dovrà controllare l’utilizzo dei testi di Sua Santità nel corso del suo pontificato. A rendere pubblica questa decisione è stato il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano, che ha diffuso una nota molto circostanziata a proposito. Gli effetti della decisione sono immediati. A una casa editrice di Milano che aveva usato in un’antologia un testo di Papa Ratzinger (tra l’altro di trenta righe e precedente alla sua elezione a Pontefice) è già arrivata l’ingiunzione a pagare 15 mila euro per i diritti di copyright, mentre dovrà prepararsi a pagare – sempre alla Libreria editrice vaticana – il 15 per cento sul prezzo di copertina per ogni copia venduta dell’antologia. Come si sa, da raffinato intellettuale tedesco e da responsabile della Congregazione della fede, Benedetto XVI ha scritto moltissimo prima di diventare Papa. Ora la Libreria editrice vaticana sta cercando di entrare in possesso dei diritti d’autore anche per quanto riguarda la produzione del cardinale Ratzinger. Si vocifera che nelle stanze della Santa Sede ci sia già stata una riunione riservata tra esponenti del Vaticano, avvocati esperti di copyright e rappresentanti di alcune case editrici interessate. […]

(Fonte: AprileOnLine.info)

I criminali amici dei criminali nazisti

(ANSA)-WASHINGTON,17 GEN- La Corte Suprema ha dato il via libera al processo che un gruppo di sopravvissuti dell’Olocausto ha intentato alla banca vaticana, lo Ior. Il gruppo di ebrei accusa l’Istituto di opere di religione e l’ordine francescano di essersi appropriati, alla fine della guerra, dei beni delle vittime del regime Ustascia, al potere in Croazia dal 1941 al 1945. I beni, trasferiti nelle casse dello Ior, sarebbero serviti a finanziare la fuga di gerarchi ustascia e altri criminali nazisti.

(Fonte: sito dell’Ansa)